La bottega del caffè

Chi scrive a chi legge
Nient’altro che una ripresa più che moderna della commedia d’ambiente. Una foto scattata con qualche imperfezione, ma si è rivelata una panoramica ben stabile. Poco messa a fuoco, ma con particolari assai evidenti. Una foto di gruppo di qualche personaggio ideale, ma pur sempre vestito in modo realistico.
Mi sono divertito.

 

Si apre il sipario.
Una ludoteca per anziani, una pseudo pasticceria per i minorenni, uno covo alla luce del sole per quelli che non vivono senza la connessione wi-fi. Con il suolo appiccicoso a causa di quel bambino con i capelli rasati. Pochi posti a sedere, nessuno vuoto. Il bancone è sporco di caffè, la bottega intera lo è. Pochi lo prendono zuccherato: non hanno tempo.
Sembra un quadro di Andrea del Castagno, colori lucidi, gente nota, ma niente di che alla fin dei conti.
C’è il medico col camice, non s’è accorto che lo stetoscopio è per metà inzuppato nel cappuccino. Continua a parlare con la gola secca e la voce bassa, manco se facesse parte dell’ordine dei medici. Tutto questo segretismo invano viene incrementato, piuttosto che distrutto, dal signore in fondo a destra, accanto alla porta bianca del bagno. Solo, sorseggia, senza sosta. Con quegli occhiali scuri sembra quasi pronto a fare All-in, invece fa soltanto parte della Massoneria.
<< Prendete una brioche, e disintegrate quest’esoterismo >>.
<< Lasciate stare la cabala, i cornetti sono arrivati stamani >>.
– L’atmosfera cambia, c’è vento, e insieme alle donne, e ai loro tacchi che picchiano il pavimento, entra anche il sole. Nell’aria c’è un pulviscolo atmosferico che sembra di stare nella Gioconda di Da Vinci. Tutto questo effetto aeriforme mi fa venire voglia di starnutire. –
Un po’ più nascosta, a sinistra, c’era una cartomante, non vestita di stracci, ma a pois. Si divertiva con il suo mazzo di carte e con i deboli di cuore. Mischiava tutto, soprattutto le loro emozioni. Come le piaceva ripetere parole come alchimia, fusione. Accanto a lei c’era il figlioletto: Udinì. Lui faceva scomparire i portafogli, illusionista già nel grembo.
Nei pressi della baracca improvvisata vi erano delle donne, piene di paillettes. Lasciavano il rossetto sulla tazzina, la cenere del tabacco a terra (ma non sulle loro scarpe), e ormai le loro conversazioni erano in loop: Yoga, estetista, il chakra, pochi carboidrati. A sentirle, anche quello psicopatico accanto si era annoiato. Un tipetto col papillon e il pantalone di velluto, uno convinto di far parte della new age, ma di “filosofico” aveva solamente i calzini.
Era quasi ora di pranzo, entra ed esce di sfuggita, fa il suo solito saluto mediocre. Lo chiamano il Paròn, o il padrone. Un uomo non troppo giovane, con una pancia non troppo piccola e discreta. Eppure io di Paròn ricordo soltanto il buon vecchio Rocco Nereo. Vi parlo di quando il calcio era meno gossip e più palloni in rete.

Orario apertura/chiusura 07.17/12.45.
Si chiude il sipario. Grazie a Carlo Goldoni per l’idea.

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Heather

Heather, 24 anni, studente di lettere e di scrittura creativa, ancora per poco si spera. Alcuni suoi parenti sono italiani, ma per qualche strana e divina volontà lei nacque in America, precisamente nel Massachusetts. Non sto qui a spiegarvi il suo albero genealogico e non mi impegno nemmeno per cercare di fare qualche strano collegamento che passi attraverso i gradi di parentela (tipo cugini di sorelle di suoceri di secondo grado). Diciamo che semplicemente lei nacque in un ospedale di Boston, dove non scrivono su tutte le pareti “01.01.1987 nataa finalmentee”, ma che si limitano semplicemente a firmare le carte per il ricovero e a tornare a casa tutti contenti.
In ogni caso, Heather è una tipa solare, ha dei bei capelli e un buon profumo, le persone che la circondano amano i suoi vestiti e i suoi gusti. Diciamo che la possiamo definire una di quelle persone di bella presenza e di buona compagnia. Le piace l’arancione, e spesso legge libri con la copertina arancione, o con il titolo scritto con le varie sfumature. Ama i film con i tratti storici nascosti in storie adolescenziali e le storie adolescenziali contenute nei diversi contesti storici. Indossa sempre calzini simpatici e gli occhiali da sole, le piace il mare, visto dalla montagna; ma non le piace la montagna vista dal basso, dice che le ricorda il paesino dei nonni, pieno di bestiame e salumerie.
Non studia come la matta, scrive come la matta ed esce con una matta. In italiano sa dire “Pizza margherita”, “mortadella” e “La Repubblica” perché è il giornale che legge di più ogni volta che fa visita al nostro paese. Se le si domanda perché scrive, dice che vuole lasciare un segno e vuole crearsi un piano.
Non è fidanzata, o almeno così dice, preferisce prendere appunti da sola in giro per la città, ma sotto sotto ce l’ha anche lei un destinatario preferito dei suoi sms.