2015 in corsia preferenziale.

“E’ passato mezzo anno!” hai esordito come un tifoso accanito, nel momento esatto in cui la sua squadra del cuore segnava il goal della vittoria, all’ultimo istante, mentre l’arbitro portava alla bocca il fischietto. “E’ passato mezzo anno!” hai detto, con la stessa enfasi con la quale un pescatore vende i suoi calamari freschi, di prima mattina, al mercato del rione. “E’ passato!” hai sussurrato a voce alta, come un bambino che lancia il pallone lontano, colpendolo con la punta del piede, ed urla a squarciagola “Palla!”. Hai visto? E’ passato, proprio come hai detto tu, con la voce da manifestante che urla al megafono contro la nuova riforma del lavoro, ti mancava soltanto la vena ingrossata sul collo. Sarà passata anche quella. E’ passato insieme al frecciarossa che corre forte, come la neve che si è posata soltanto per essere fotografata, come i panifici che sfornano l’odore della mollica. E’ passato come il bambino in bicicletta con le ginocchia sbucciate, il barista con il vassoio, la prostituta poco vestita, ed il cagnolino a spasso più vestito della prostituta. E’ passato come gli ossimori, come l’odore di fritto che c’era da Highway Burger, come quella cometa che passerà di nuovo soltanto quando in cielo ci sarà più spazio per sfrecciare.
“E’ passato mezzo anno!” mi hai detto guardandomi negli occhi, hai urlato, ma nessuno l’ha percepito. E’ passato come quel film con il bollino rosso, come l’autostrada con il bollino nero per il traffico, come tutti i miei sbadigli che ho fatto senza coprirmi la bocca. E’ passato come il furgoncino bianco che sorpassa senza azionare l’indicatore di direzione, come la scossa elettrica trasmessa dal mio maglione di lana, come noi sul motorino nei pressi del posto di blocco. E’ passato come il periodo in cui era più sicuro mangiare le albicocche dai rami, come l’ultima canzone di Noel Gallagher in radio, come l’ultimo gossip sul principino inglese. E’ passato mentre mi accarezzavi le labbra screpolate, disabituate al ghiaccio e al vento gelido. E’ passato mentre ti accarezzavo lo stomaco screpolato, disabituato alle curve e ai viaggi in autobus.
E’ passato come ieri notte, l’altra notte, e la notte che verrà.
Alleluia! Alleluia! Canta con me, alleluia! Alleluia!

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