Occhio sinistro.

Un vortice caramellato, macchine costose, panorami, quadri cubisti. Si sa dove finisce ma non si sa dov’è che comincia: è un binario con varie biforcazioni, talvolta pericolose, talvolta scoscese, che conduce ad un isolotto inzuppato nell’acqua marina. Una di quelle isole a forma di biscotto, con i bordi sbriciolati. L’acqua bagnante è fin troppo salata, sebbene il glucosio dell’isola continua ripetutamente a disperdersi lungo il fondale, o nella schiuma delle onde. Sulla battigia ci sono dei gatti, alcuni che fanno jazz, altri con gli stivali che giocano con la spada. La foresta si estende dopo la terza pianta di cocco, dalla spiaggia al fulcro dell’isola. È fitta. È fredda. È fritta. Ci sono diverse razze di piovra, e di plankton. Tra la corteccia della foresta si animano più di venti specie diverse di ragni: ragni egocentrici, ragni a pois, ragni sia egocentrici sia a pois, eccetera eccetera a pois. C’è rimasto, perfino, addirittura, il leopardo dell’Amur. Prima di allora, la sua specie è stata conservata e preservata nello zoo/isola finlandese, sana come un pesce. Poi qualcosa è andato storto, e solo uno si è salvato. Lì, a pochi ettometri dalla conchiglia nera dell’isola, sull’orlo del vulcano, posto al centro, come una pupilla. La sua pupilla: un vortice caramellato, macchine costose, panorami, quadri cubisti.

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